Metodo di ricerca
Il Memoriale fisico dell'Associazione L'Angolo della Memoria nasce da un lungo lavoro di ricerca storica, raccolta di testimonianze e verifica delle fonti, avviato per restituire un volto, una storia e un contesto umano ai nomi ricordati nei monumenti, nei documenti e nella memoria delle famiglie.
La ricerca che ha portato alla nascita e alla crescita del Memoriale non è nata come un'attività puramente documentale, ma come un percorso umano e civile. Il punto di partenza fu l'osservazione dei nomi incisi sul monumento ai caduti: nomi spesso ridotti a una presenza silenziosa nel marmo, privi di volto, di età, di legami familiari, di luogo e circostanze della morte.
Da questa consapevolezza nacque il desiderio di andare oltre la semplice iscrizione commemorativa, cercando di ricostruire la storia personale dei caduti: chi erano, quanti anni avevano, da quali famiglie provenivano, se erano sposati o scapoli, dove morirono, in quali circostanze e, quando possibile, quale volto avessero.
La prima fase della ricerca ebbe inizio nel 1998, con il lavoro svolto presso l'Ufficio Anagrafe del Comune di Stigliano, grazie alla disponibilità del responsabile dell'epoca, il compianto dottor Giuseppe Sansone, delle collaboratrici Margherita Colangelo e Filomena Marsico, e successivamente del nuovo responsabile Salvatore Viggiano. Questo lavoro proseguì fino al 2007, anno della mostra dedicata ai caduti di Stigliano, intitolata Oltre il marmo bianco.
Come iniziava una ricerca
Le ricerche potevano iniziare in modi diversi. In alcuni casi il punto di partenza era un elenco di nomi, come quello inciso su monumenti e lapidi. In altri casi la ricerca nasceva da una segnalazione di familiari, da una testimonianza orale, da una pubblicazione storica, da un documento ritrovato o da ulteriori informazioni emerse durante un'indagine già avviata.
Questo aspetto è particolarmente importante: il metodo di ricerca non era rigido, ma progressivo. Una nuova informazione poteva aprire un nuovo filone di indagine. È il caso, ad esempio, delle ricerche legate al cappellano militare Giuseppe Francesco De Ruggiero, indicato anche con la variante Diruggiero, e più in generale dell'estensione della ricerca ad altri militari dei paesi della Basilicata.
Il percorso seguito può essere sintetizzato in questo modo:
- individuazione di un nome, di un evento, di un luogo o di una segnalazione;
- prima ricerca nelle fonti disponibili;
- contatto con familiari, cittadini o testimoni;
- raccolta di documenti, fotografie, oggetti e testimonianze;
- confronto tra più fonti per verificare le informazioni;
- annotazione dei dati raccolti;
- conservazione ed eventuale esposizione del materiale nel Memoriale.
Le fonti utilizzate
Dalle testimonianze raccolte emerge che le fonti utilizzate sono state molteplici. Tra le più ricorrenti vi sono gli archivi comunali, i registri dello stato civile, i registri parrocchiali, gli archivi militari, le associazioni d'arma, le associazioni combattentistiche, gli archivi familiari, le testimonianze orali, i giornali, i periodici e le pubblicazioni storiche.
Un ruolo fondamentale è stato svolto anche dalle famiglie, che hanno contribuito mettendo a disposizione fotografie, documenti, libri, divise, giornali, oggetti, trascrizioni e ricordi personali. In molti casi, proprio il contatto con i familiari ha permesso di completare informazioni che le fonti ufficiali non erano in grado di restituire nella loro dimensione umana.
La verifica delle informazioni
Un tratto costante del metodo seguito dall'associazione è stato il confronto tra più fonti. Le informazioni ricevute da cittadini, familiari o testimoni non venivano considerate automaticamente definitive, ma sottoposte, quando possibile, a ulteriori verifiche mediante atti, registri, documenti ufficiali o altre testimonianze.
Le risposte al questionario confermano che la verifica veniva svolta quasi sempre o sempre. In presenza di informazioni discordanti, il criterio seguito era quello del confronto: si cercavano riscontri in fonti diverse, privilegiando i registri dello stato civile, gli atti ufficiali, i documenti originali e le testimonianze accompagnate da elementi verificabili.
In più occasioni questo lavoro ha permesso di correggere errori o informazioni imprecise. Un esempio significativo riguarda la verifica del nome di un comune collegato a una battaglia lungo il Piave: la ricerca di possibili varianti del nome, il controllo della documentazione storica comunale e la conferma della presenza del reggimento del soldato permisero di correggere il dato e restituire maggiore precisione alla ricostruzione.
I materiali raccolti
Nel corso degli anni sono stati raccolti materiali di natura diversa: fotografie, documenti, lettere, cartoline, oggetti, uniformi, medaglie, reperti, giornali, registri e altre testimonianze. I materiali potevano essere acquisiti tramite donazione permanente, prestito temporaneo, fotografia, scansione o copia fornita dal proprietario.
Quando possibile, veniva registrato anche il nome del proprietario o del donatore. Questo aspetto risponde a un principio di trasparenza e riconoscenza verso le famiglie e i cittadini che hanno contribuito alla costruzione del Memoriale.
Annotazione e organizzazione delle informazioni
Le informazioni raccolte venivano annotate prevalentemente attraverso quaderni, appunti e file di testo. Non risulta l'esistenza, nella fase originaria della ricerca, di procedure formalizzate o modelli condivisi utilizzati da tutti i collaboratori. Il lavoro si è quindi sviluppato come pratica progressiva, fondata sull'esperienza, sulla conoscenza diretta delle fonti e sull'impegno personale dei volontari.
Dalle risposte emerge che l'organizzazione delle informazioni è stata curata soprattutto da Rocco Derosa, con il contributo dell'associazione e dei collaboratori coinvolti nelle diverse fasi del progetto.
Il ruolo della comunità
La comunità ha avuto un ruolo decisivo. Le famiglie e i cittadini hanno contribuito fornendo testimonianze, fotografie, documenti, oggetti e informazioni. Questo contributo ha trasformato la ricerca in un lavoro collettivo, nel quale il Memoriale è diventato non solo un luogo di conservazione, ma anche uno spazio di restituzione della memoria condivisa.
La collaborazione delle persone, insieme alla disponibilità degli addetti agli archivi, è indicata tra i principali punti di forza del metodo di ricerca. Senza questo rapporto di fiducia tra associazione, famiglie, cittadini e istituzioni, molte storie sarebbero rimaste incomplete o del tutto sconosciute.
Punti di forza e difficoltà
Tra i principali punti di forza del metodo emergono la collaborazione della comunità, l'accesso ai documenti ufficiali, la possibilità di raccogliere testimonianze dirette e la disponibilità degli archivi consultati. Il metodo ha permesso di unire fonti istituzionali e memoria familiare, documenti e racconti, dati anagrafici e dimensione umana.
Le difficoltà più frequenti hanno riguardato la disponibilità dei materiali, la necessità di ottenere copie o autorizzazioni, la presenza di informazioni incomplete o discordanti e, in alcuni casi, il desiderio dei proprietari di conservare presso di sé oggetti e documenti, anche quando non venivano utilizzati.
Un metodo aperto e in continua evoluzione
Il lavoro di ricerca non può considerarsi concluso. Le testimonianze raccolte indicano la necessità di continuare a cercare nuove informazioni, chiedere documenti ai comuni di appartenenza dei militari, coinvolgere altre persone e valorizzare ulteriormente il patrimonio raccolto.
La metodologia che ha portato alla nascita del Memoriale fisico può quindi essere descritta come un metodo storico partecipato, fondato sulla ricerca delle fonti, sulla verifica incrociata delle informazioni, sul coinvolgimento delle famiglie e sulla volontà di restituire dignità, volto e storia alle persone ricordate.